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Ma tu, quali manie hai?

Io non ho manie, lo giuro.

Aspetta, forse una.

La prima volta che mi è stata rivolta la domanda “ma tu, non hai manie?” ero di fronte ad una barchetta di sushi che stavo divorando voracemente. La risposta che detti, masticando sicuro il mio pezzo di uramaki, fu probabilmente quella che mi dareste voi se vi rivolgessi la stessa questione:

“Mah, nessuna!”

Dai pensateci, non c’è proprio niente che in un determinato momento della giornata o nello svolgimento di un

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L’arte del bere Estathè

Il rito dell’Estathè

Il thè da bucare

La mania che vi racconterò quest’oggi tratta del modo ossessivo con il quale il sottoscritto, nonché la sua maniaca collega, prendono particolarmente in modo serio l’atto del bere l’Estathè, il celebre infuso di casa Ferrero da “bucare” con la cannuccia.
Lo sviluppo di questo piccolo disturbo che affligge migliaia di persone in tutta Italia pare essere generato proprio dall’esclusivo modo di infilare la cannuccia nel bicchiere di plastica.
Sebbene il contenitore abbia un diametro di pochi centimetri, le combinazioni sulla posizione nella quale il nostro tubicino andrà a sfondare il leggero strato di plastica che chiude la confezione sembrano essere infinite. Le variabili sono tante, c’è chi decide la posizione in base al design grafico del coperchio, o chi vede il bicchiere in maniera geometrica, perciò come la proiezione di un cerchio e quindi sceglierà un punto ben preciso della figura (ad esempio il centro esatto) per iniziare il rito dell’assunzione della bevanda.
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Articolo 3

« Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina potestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore;
dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’ entrate

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Articolo 2

« Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina potestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore;
dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’ entrate

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